Traduzione dell’articolo in francese di Jacques Rouchaud
Buongiorno a tutti i francesi.
Ovunque, dal vertice dello Stato fino al più piccolo municipio, i nostri governanti hanno in testa una sola idea: dirigere tutto, controllare tutto, decidere tutto al posto nostro. Questa centralizzazione a tutti i livelli è la fonte dei nostri mali.
Tutto ciò viene dalla debolezza dell’essere umano. Il suo egoismo, la sua pigrizia e la sua visione che non va oltre la punta del suo naso. Chi detiene un piccolo pezzo di potere, in un ministero, un’agenzia, un municipio o un ufficio, pensa solo a sé: il suo posto, la sua comodità, il suo bilancio. Non fa più il lavoro, lo fa fare. Ed è sempre chi chiede — il cittadino, il paziente, l’utente — a dover fare tutto da solo: correre, compilare, dimostrare, aspettare, ricominciare.
La sanità ne è l’esempio perfetto. Le Agenzie regionali della sanità (ARS) sono amministrazioni insediate lontano dai pazienti. Decidono al posto dei curanti dove si deve curare, come e con chi. La loro soluzione ai deserti medici: creare centri sanitari con le nostre tasse, per collocarvi medici salariati, impiegati dell’amministrazione, invece di sostenere i professionisti liberi e indipendenti.
Chi paga? Noi, i contribuenti, due volte: una volta con le nostre tasse per costruire e far funzionare questi centri, e una volta con i nostri contributi. Chi ci perde? Il paziente, che non sceglie più davvero il suo medico, e il medico libero, che viene scoraggiato invece di essere aiutato a stabilirsi. Un medico libero risponde ai suoi pazienti. Un medico dipendente risponde alla sua gerarchia.
E non finisce con la sanità. Oggi ogni circoscrizione, ogni municipio, ogni unione di comuni vuole governare tutto: l’economia, la casa, la cultura, l’istruzione, e perfino l’essere umano. Si accumulano amministrazioni, agenzie, commissioni ed eletti. Ognuno vuole la sua parte di potere e il suo bilancio, e nessuno è responsabile di nulla.
La follia dei «super»: super-regioni, super-città, super-centralizzazione. Nel 2015 le nostre 22 regioni sono state fuse in 13 grandi regioni, senza chiedere il parere degli abitanti. Sono state create metropoli giganti come la Grande Parigi. Tutto in nome dell’efficienza, ma l’unico risultato è concentrare il potere nelle mani di pochi eletti. Il presidente di una super-regione o di una super-metropoli diventa il padrone a bordo. Decide da solo, o quasi, per milioni di persone: l’Île-de-France, da sola, rappresenta quasi il 20 % della popolazione del paese. È un re assoluto dei tempi moderni, sempre più lontano dalla realtà di ciascuno.
Perfino i nostri schermi sono diventati sportelli chiusi. I programmi e i siti dei governi, delle banche, degli ospedali, dei servizi sociali e di tutte le amministrazioni, pubbliche o private, sono concepiti per chi li commissiona, mai per chi deve usarli. Nessuno ha pensato all’utente. È lui che deve fare tutto: creare account, ricordare password, scansionare documenti, compilare moduli infiniti, ricominciare quando tutto si blocca. Il lavoro che ieri facevano gli impiegati viene scaricato sul cittadino, spesso anziano, solo e senza nessuno che lo aiuti. Questo si chiama modernizzazione. È soprattutto un modo per farci lavorare gratis.
La Demosciocrazia dice il contrario.
- Il territorio decide ciò di cui ha bisogno, a partire dai bisogni segnalati dai suoi 20 distretti. Non decide al posto delle persone (articolo 1.6).
- Le corporazioni, tra cui quella dei medici e dei curanti, sono rappresentate alla pari con il popolo in ogni Consiglio del Territorio. Sono loro a sapere come curare, non un ufficio regionale (articolo 3.1).
- La Regione non diventa mai un livello politico superiore al territorio. È solo un tramite di coordinamento. Il potere resta nei 352 territori, esercitato collegialmente da Consigli di 40 membri, e mai da un solo eletto (articoli 1.7 e 7.5).
- Un’amministrazione leggera: ogni organismo che duplica un’altra struttura o che non serve più a nulla viene soppresso (articolo 8.3).
- Il digitale è al servizio del cittadino. Deve ridurre considerevolmente le formalità inutili per i cittadini e le imprese, e non moltiplicarle (articoli 8.4 e 12.3).
L’amministrazione è uno strumento al servizio della popolazione, e non un’organizzazione destinata ad assicurare la propria permanenza.
Smettiamo di pagare amministrazioni che ci comandano. Restituiamo il potere ai cittadini e ai mestieri, territorio per territorio.
VIVA LA DEMOSCIOCRAZIA!
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