Traduzione dell’articolo in francese di Jacques Rouchaud
Oggi esce al cinema L’Affaire Marie-Claire, di Lauriane Escaffre e Yvo Muller, con Charlotte Gainsbourg nel ruolo dell’avvocata Gisèle Halimi. Andate a vederlo, e portate i vostri figli. Perché questa storia non è una vecchia storia. È la nostra.
Aveva 16 anni
All’inizio degli anni Settanta, Marie-Claire Chevalier è una liceale. Ha 16 anni. Un ragazzo del suo liceo la violenta. Rimane incinta. Non vuole tenere il frutto di quello stupro. Sua madre, Michèle, la aiuta a trovare una soluzione, e questa soluzione è clandestina, poiché la legge del 1920 vieta l’aborto. L’intervento va male: emorragia, ospedale.
Ed ecco la cosa più rivoltante. Lo stupratore, arrestato per tutt’altra faccenda, un furto d’auto, la denuncia per cavarsela. Lui se la cava. Lei si ritrova perseguita. Era stata stuprata, e la trascinano davanti a un tribunale. Anche sua madre. Cinque donne perseguite a Bobigny, nel 1972, davanti a una società fatta dagli uomini e per gli uomini.
La fauna maschilista che eravamo
Diciamolo francamente: eravamo noi. Una società in cui l’uomo decideva, in cui la ragazza stuprata portava la vergogna al posto del suo aggressore, in cui una donna rischiava al tempo stesso la prigione e la morte.
Perché esse non si sono fermate a causa della legge. Si parlava allora di centinaia di migliaia di aborti all’anno: Simone Veil citerà la cifra di 300.000. Per quelle che avevano denaro, era il viaggio all’estero. Per le altre, era la clandestinità: i ferri da maglia, le emorragie, le infezioni, la paura, la solitudine. E ogni anno, si stima che più di 250 donne ne morissero.
Ragazze stuprate hanno dovuto lottare da sole, in silenzio, a rischio della vita, per non portare il figlio del loro aggressore. Quante? Nessuno lo saprà mai.
A Bobigny, è lo Stato che è stato giudicato
Nel 1971, 343 donne avevano osato scrivere pubblicamente di aver abortito. Nel novembre 1972, al tribunale di Bobigny, Gisèle Halimi non si limita a difendere queste donne: ribalta il processo. Sul banco degli imputati ci sono donne. Ma il vero imputato è lo Stato: la sua legge del 1920, la sua giustizia di uomini, la sua ipocrisia. Quel giorno, è lo Stato che è stato giudicato.
Marie-Claire, minorenne e processata a parte, è stata assolta e liberata. Sua madre è stata condannata a 500 franchi di ammenda con la condizionale. La legge del 1920 aveva appena ricevuto un colpo dal quale non si sarebbe più ripresa.
Due anni dopo, Simone Veil affronta all’Assemblea nazionale insulti di una violenza inaudita. La sua legge viene votata la notte del 29 novembre 1974 e promulgata il 17 gennaio 1975.
Ma guardate bene questa cifra. In quell’Assemblea che decideva del corpo delle donne, c’erano 9 donne per 481 uomini.
Ecco il fondo della questione. C’è voluto che una ragazza di 16 anni fosse trascinata in tribunale, che donne morissero a centinaia, perché degli uomini accettassero finalmente di ascoltare ciò che metà della popolazione sapeva già.
Con la Demosciocrazia, le donne non chiederanno più il permesso
La Demosciocrazia cambia la regola alla radice. L’articolo 2.4 della sua Costituzione lo dice senza giri di parole: le donne e gli uomini dispongono di un uguale accesso alle responsabilità, e le nomine devono rispettare la parità, in modo trasparente e verificabile.
- In ogni Consiglio del Territorio, il più vicino possibile a casa vostra: tante donne quanti uomini. La salute, l’istruzione, la sicurezza, la prevenzione, la giustizia di prossimità si discutono e si controllano in parità.
- Nelle due Camere a Parigi, la Camera del Popolo e la Camera delle Corporazioni: tante donne quanti uomini. Mai più 9 donne per 481 uomini.
- Niente partiti, niente carriera, niente notabili: il sorteggio porta al tavolo la liceale, l’infermiera, l’agricoltrice, la pensionata, quelle che sanno ciò che vivono le donne perché lo vivono.
- Gli stessi diritti ovunque: la Costituzione garantisce che i diritti e le libertà fondamentali sono identici in tutto il paese. Nessun territorio può ridurli.
Le donne non dovranno più supplicare un’assemblea di uomini. Saranno la metà di coloro che decidono. Potranno difendere tutti i loro diritti, quali che siano: il loro corpo, la loro sicurezza, il loro stipendio, la loro carriera, la loro pensione, la giustizia di fronte allo stupro. Saranno in equità, in perfetto equilibrio con gli uomini, non per il favore di qualcuno, ma perché è la regola.
E questo vale per tutti i paesi. Ovunque delle donne siano ancora giudicate, imprigionate o messe in pericolo perché degli uomini decidono al loro posto, la parità nei territori e nelle camere è la risposta.
Marie-Claire ci guarda
Marie-Claire Chevalier è morta nel gennaio 2022. Non aveva chiesto nulla. Voleva semplicemente vivere. Le dobbiamo più di un film: le dobbiamo un sistema in cui nessuna ragazza dovrà mai più pagare per il crimine di un uomo.
Libertà — Uguaglianza — Verità.
Contatto: jacques.rouchaud@me.com
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