LA GRANDE PARIGI, O LA FOLLIA DI GRANDEZZA — Italiano


Traduzione dell’articolo in francese di Jacques Rouchaud

Si cementifica, si scava, si ammassa. Intorno a Parigi i cantieri si moltiplicano: circa 200 chilometri di nuove linee di metropolitana, decine di stazioni, torri, interi quartieri sorti dal nulla. Ce lo presentano come il futuro. È un’aberrazione.

Un conto che esplode

Nel 2013 il governo fissava il costo della metropolitana del Grand Paris a 22,6 miliardi di euro. Già nel 2017 la Corte dei conti (Cour des comptes) constatava 38,5 miliardi, ossia il 51 % in più. E da allora il conto non ha smesso di salire. Il debito durerà per decenni: saranno i nostri figli e i nostri nipoti a pagarlo.

Il potere e l’egoismo

Perché tanta follia? Perché ogni eletto vuole la sua stazione, la sua torre, il suo grande progetto, il suo nome su una targa. Più la metropoli cresce, più cresce il potere di chi la dirige. Non è l’interesse degli abitanti a guidare queste scelte, è l’egoismo dei costruttori di imperi.

Si costruisce per una folla che non verrà

Nel frattempo le popolazioni cominciano a diminuire. Nel 2025 la Francia ha registrato più decessi che nascite, una prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale. La fecondità è scesa a 1,56 figli per donna. In 63 paesi, tra cui la Cina, la Germania, il Giappone e la Russia, la popolazione ha già raggiunto il suo massimo. E secondo l’ONU, la popolazione mondiale stessa comincerà a calare dopo gli anni 2080.

Si ingrandisce senza fine una sola metropoli per una popolazione che, domani, sarà meno numerosa.

Il cemento contro la vita

Ogni ettaro cementificato è terra perduta: niente più alberi, niente più campi, niente più acqua che si infiltra nel suolo. Il cemento, l’acciaio e l’asfalto accumulano il calore, e la città diventa una fornace d’estate. Si distrugge la natura per fabbricare calore.

E mentre da una parte si ammassa, dall’altra si abbandona: i paesi si svuotano, le scuole chiudono, i negozi scompaiono, i servizi pubblici se ne vanno.

La Demosciocrazia: equilibrare le zone di vita

La Demosciocrazia fa il contrario, in Francia come in ogni paese. Distribuisce la vita su tutto il paese, invece di ammassarla in una sola metropoli.

Il territorio è la base. Il paese è organizzato in territori, 352 per la Francia, ciascuno con il suo Consiglio del Territorio. La responsabilità è esercitata il più vicino possibile ai cittadini: non c’è più bisogno di andare a vivere nella metropoli per trovare un ospedale, una scuola o un lavoro.

Mezzi per tutti i territori. Ogni territorio riceve una dotazione calcolata secondo la stessa regola per tutti, tenendo conto della sua popolazione e della sua superficie. I territori rurali hanno così i mezzi per mantenere le loro strade, le loro reti e i loro servizi.

L’emulazione per la qualità della vita. I territori sono confrontati secondo gli stessi indicatori, tra cui la qualità della vita, la soddisfazione della popolazione e la qualità dell’ambiente. I cinque migliori sono premiati. Cementificare senza motivo non rende più nulla.

Il pianeta e le generazioni future. Le decisioni devono tenere conto delle generazioni future e rispettare i limiti delle risorse che il pianeta può fornire in modo durevole.

La libertà di ciascuno. Non si tratta di spostare le persone con la forza: ogni cittadino resta libero di vivere dove vuole. Si tratta di rendere ogni territorio abbastanza vivo da far venire voglia di restarci o di venirci.

Conclusione

Invece di ingrandire senza fine una metropoli per la gloria di pochi, la Demosciocrazia equilibra le zone di vita su tutto il paese. Meno cemento, più alberi, territori vivi e una popolazione distribuita là dove la vita è buona.

Libertà — Uguaglianza — Verità

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