Pubbliche amministrazioni: quando l’informatica fa lavorare l’utente al posto del sistema — Italiano


Traduzione dell’articolo in francese di Jacques Rouchaud

Ci avevano promesso che l’informatica avrebbe semplificato tutto. Meno carte, meno code, meno pratiche. Il risultato è esattamente l’opposto. In Francia come nella maggior parte dei paesi d’Europa, ogni amministrazione, ogni cassa, ogni banca, ogni assicurazione ha costruito il proprio software, ciascuna per conto suo, senza mai pensare a chi lo deve usare: l’utente.

Oggi è il paziente, il cliente, il contribuente a fare il lavoro. E spesso due o tre volte.

1. Il cittadino trasformato in impiegato d’ufficio

Tasse, previdenza sociale, mutua, banca, cassa pensioni, prefettura, fornitore di energia: ogni volta bisogna creare un account, scegliere una password, compilare le stesse informazioni — nome, indirizzo, data di nascita, situazione familiare, reddito — e inviare gli stessi documenti giustificativi. Ciò che si è dichiarato il giorno prima a un ente, bisogna ripeterlo il giorno dopo a un altro.

Ogni software è diverso, pesante, spesso poco adatto. Le persone anziane, quelle che non sono a loro agio con un computer o che non hanno una buona connessione vengono lasciate indietro. L’informatica, che doveva servire le persone, è diventata una incombenza in più.

2. Un’unica carta, fin dalla nascita

Eppure esisteva una soluzione semplice, che i politici non hanno mai voluto davvero pensare fino in fondo: una carta unica, con un chip, sulla quale le informazioni di base del cittadino sarebbero registrate una sola volta, fin dalla nascita, e poi aggiornate man mano nel corso della sua vita.

Un cambio di indirizzo, una nascita, un matrimonio, un nuovo lavoro: lo si dichiara una volta e ogni servizio autorizzato ne viene informato automaticamente. Niente più moduli in duplice o triplice copia, niente più documenti giustificativi da rinviare continuamente. Il sistema lavora per il cittadino, e non il contrario.

Queste informazioni appartengono al cittadino. Ogni servizio deve accedere solo a ciò di cui ha bisogno, e ognuno deve poter sapere chi ha consultato i propri dati. Semplificare non vuol dire consegnare tutto: la libertà resta il primo diritto.

3. Appesantire dove bisogna semplificare

La cosa più assurda è che si fa il contrario di ciò che servirebbe. Dove bisognerebbe semplificare, si appesantisce: sempre più campi da compilare, caselle da spuntare, schermate successive. E dove bisognerebbe entrare nel dettaglio, controllare seriamente e fare le cose bene, si moltiplicano le procedure inutili.

4. L’esempio dell’IVA: centralizzare tutto a Parigi

Prendiamo l’IVA. Le dichiarazioni di tutto il paese risalgono verso i sistemi centrali del Ministero delle Finanze, a Parigi. Volumi enormi di dati convergono verso uno stesso punto, con infrastrutture gigantesche, costose e voraci di energia.

Sarebbe molto più semplice, e molto più ecologico, trattare questi dati a livello del territorio, là dove si trovano le imprese, e poi far risalire soltanto i risultati verso un piccolo server nazionale, incaricato del controllo da parte delle Camere e del governo. Meno trasferimenti, meno macchine, meno energia e un controllo più vicino alla realtà.

5. I sistemi attuali: una serie di fallimenti costosi

Non si tratta di un’impressione. I grandi progetti informatici dello Stato francese hanno accumulato fiaschi, pagati dai contribuenti:

  • Louvois, il software per gli stipendi dei militari: migliaia di soldati pagati male, pagati troppo o non pagati affatto per mesi, prima del suo abbandono nel 2013, dopo diverse centinaia di milioni di euro spesi.
  • L’Opérateur national de paye (Operatore nazionale degli stipendi), che doveva unificare gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici: abbandonato nel 2014, anche in questo caso dopo centinaia di milioni di euro.
  • SIRHEN, il sistema di gestione del personale dell’Istruzione nazionale: abbandonato nel 2018 dopo anni di ritardo e costi senza rapporto con il risultato.

E ciò che funziona funziona solo a metà. La Carte Vitale (tessera sanitaria) ha un chip, ma non contiene quasi nulla: ogni cassa conserva il proprio archivio. Un identificativo comune permette oggi di collegarsi a diversi siti pubblici, ma una volta entrati, ogni servizio vi richiede le vostre informazioni e i vostri documenti giustificativi. Si è aggiunta una porta d’ingresso comune a case che continuano a non parlarsi.

Il privato non fa meglio. Ogni banca, ogni assicurazione, ogni fornitore impone la propria applicazione, la propria password, la propria doppia autenticazione, i propri moduli. Il cittadino si ritrova con decine di account e passa ore a fare, gratuitamente, il lavoro che quegli enti un tempo facevano da sé.

6. Il regno delle società di consulenza

Perché si è arrivati a questo? In gran parte perché lo Stato ha affidato la progettazione dei propri sistemi a grandi società di consulenza, spesso americane, che vendono architetture sempre più pesanti, sempre più centralizzate, sempre più care. Più il sistema è complesso, più servono consulenti per farlo funzionare.

Nel 2022, una commissione d’inchiesta del Senato ha rivelato che lo Stato aveva speso più di un miliardo di euro in prestazioni di consulenza nel solo anno 2021. I politici firmano, le fatture si accumulano, ed è l’utente a pagare due volte: con le sue tasse e con il tempo che perde davanti allo schermo.

7. Cosa propone la Demosciocrazia

La Demosciocrazia, applicabile in ogni paese, parte da un principio semplice: l’amministrazione è uno strumento al servizio della popolazione, e non un’organizzazione destinata ad assicurare la propria permanenza.

  • Un’amministrazione volutamente leggera. Ogni struttura deve corrispondere a una missione identificabile e necessaria. I doppioni, gli enti inutili e le procedure che si sovrappongono devono poter essere soppressi.
  • Il digitale per alleggerire, non per appesantire. L’informatica e l’intelligenza artificiale devono automatizzare i compiti amministrativi, i controlli e gli scambi di informazioni, al fine di ridurre considerevolmente gli adempimenti per i cittadini e le imprese.
  • Il territorio prima di tutto. Il territorio è l’unità fondamentale di gestione. I dati vengono trattati là dove nascono, e solo i risultati risalgono al livello nazionale per il controllo delle due Camere.
  • Un controllo finanziario permanente e senza vincoli inutili. I sistemi informatici devono permettere di seguire i flussi finanziari e di ridurre i costi amministrativi, senza moltiplicare gli obblighi che gravano sulle imprese e sui cittadini.
  • Gli utenti e i mestieri associati alle decisioni. In ogni Consiglio del Territorio, metà dei membri rappresenta le corporazioni e le attività. Chi utilizza gli strumenti partecipa alla loro progettazione, invece di subirli.
  • Responsabili che rendono conto. Un sistema che non funziona, un progetto che costa troppo: il responsabile deve spiegarsi, e può essere sostituito.

Conclusione

L’informatica doveva liberare tempo ai cittadini. Glielo ruba. Non è la tecnica a essere in causa, ma il modo in cui è stata pensata: lontano dagli utenti, centralizzata all’eccesso e affidata a chi ha interesse a renderla complicata.

Una carta unica, dati inseriti una sola volta, un trattamento a livello del territorio e un piccolo sistema nazionale di controllo: ecco cosa potrebbe essere un’amministrazione al servizio del popolo. È lo spirito della Demosciocrazia.

Libertà — Uguaglianza — Verità

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