La nuova nobiltà da estromettere — Italiano


Traduzione dell’articolo in francese di Jacques Rouchaud

Nel 1789 il popolo ha abolito i privilegi. Sono tornati da un’altra porta: quella delle grandi scuole, dei gabinetti ministeriali e dei consigli di amministrazione.

Non hanno più titoli. Hanno diplomi.

Ci hanno insegnato che la nobiltà era morta con l’Ancien Régime. È falso. Ha semplicemente cambiato costume.

Il sociologo Pierre Bourdieu le ha dato il suo vero nome: la «nobiltà di Stato». Un’élite uscita dalle grandi scuole (ENA, Polytechnique, Sciences Po), che si riproduce da una generazione all’altra. I suoi membri passano da un ministero a un gabinetto, da un gabinetto a una grande impresa, poi tornano al ministero. E trasmettono i loro vantaggi ai figli, non più attraverso il titolo nobiliare, ma attraverso il diploma e la rete.

Ieri si nasceva conte. Oggi si nasce nella famiglia giusta, si frequenta la scuola giusta, si entra nel corpo giusto. Il risultato è lo stesso: il potere resta nelle stesse mani.

La legge ferrea

Il politologo Robert Michels andava ancora più lontano. Con la sua «legge ferrea dell’oligarchia», affermava che ogni organizzazione, anche democratica, finisce per essere diretta da una piccola élite. I partiti, i sindacati, le assemblee: tutti scivolano, prima o poi, verso il potere di pochi.

Guardiamo in faccia le nostre istituzioni. Politici di carriera che fanno solo questo per tutta la vita. Partiti che scelgono i candidati prima che il popolo voti. Alti funzionari che nessuno ha eletto e che nessuno può licenziare. Michels non aveva torto.

«Ma tutti votano!»

Coloro che difendono il sistema rispondono che la differenza con l’Ancien Régime resta reale:

  • tutti votano;
  • i dirigenti possono essere cacciati dalle urne;
  • la stampa può criticarli;
  • i giudici possono perseguirli;
  • un bambino nato senza privilegi può, certo più difficilmente, accedere ai posti di potere.

Per loro non c’è una nuova nobiltà, solo una democrazia imperfetta che bisognerebbe correggere.

Sia. Ma poniamoci la domanda onestamente. Si vota, sì: per scegliere tra candidati che altri hanno selezionato per noi. Si caccia un dirigente, sì: per vederlo sostituito da un compagno di corso. Quanti figli di operai, di contadini, di cassiere siedono nei ministeri? «Più difficilmente» vuol dire, in verità: quasi mai.

Nuova aristocrazia o democrazia da riparare?

Tutto il dibattito sta in una domanda: l’élite attuale è una nuova aristocrazia travestita, o un’élite troppo chiusa ma ancora controllabile dai cittadini?

Coloro che scelgono la seconda risposta proporranno delle toppe: aprire un po’ le grandi scuole, regolare un po’ il passaggio dal pubblico al privato, aggiungere un po’ di trasparenza. Si ripara da cinquant’anni. E da cinquant’anni la casta si richiude.

Noi diamo un’altra risposta. Non si riforma una nobiltà. Si aboliscono le condizioni che la fanno nascere. Non si tratta di prendersela con delle persone, ma di distruggere un sistema: quello che fa del potere una proprietà, una carriera e un’eredità.

La Demosciocrazia: la fine dei politici di carriera

La Demosciocrazia non chiede all’élite di aprirsi. Organizza le istituzioni in modo che nessuna élite possa mai richiudersi.

  • Niente più partiti, niente più campagne, niente più carriere. I rappresentanti sono cittadini volontari, senza etichetta di partito.
  • Un mandato di un anno, non una vita. Lo si può ritrovare solo dopo vent’anni. Nessuno si installa, nessuno fa carriera.
  • Il potere parte dal territorio. 352 territori, 7 040 distretti: è lì che nascono le decisioni e i rappresentanti, non nei corridoi delle grandi scuole.
  • Chi lavora ha la sua camera. Accanto alla Camera del Popolo, quella delle corporazioni fa entrare nel cuore dello Stato coloro che producono e fanno vivere il paese.
  • Ogni dirigente è revocabile, in qualsiasi momento. Direttore di territorio come governo nazionale: chi tradisce il suo programma se ne va.
  • Il merito si dimostra con i risultati. I territori sono confrontati sugli stessi indicatori. Ciò che conta è ciò che si fa, non la scuola da cui si esce.
  • Una retribuzione giusta, mai un privilegio. Il rappresentante conserva il suo stipendio e le sue spese sono coperte, perché ciascuno possa servire, senza che nessuno si arricchisca.

Michels diceva che ogni organizzazione finisce nelle mani di un’oligarchia. La Demosciocrazia lo prende in parola: è costruita, pezzo per pezzo, contro questa china. Il potere non è una proprietà. È una missione temporanea, affidata dal popolo, e che il popolo riprende.

A voi la scelta

Continuare a ridipingere la facciata di un castello che appartiene solo a pochi. Oppure restituire finalmente il potere a coloro che lavorano, che vivono e che fanno vivere questo paese.

I nostri antenati hanno abolito una nobiltà. Tocca a noi abolire la successiva. Il dibattito è aperto a tutti: unitevi.

Libertà — Uguaglianza — Verità

Viva la Demosciocrazia!

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